Lo posso grida' forte
fino a diventa' fioco
no' semo quella razza
che tromba tanto poco.
Noi semo quella razza
che al cinema s'intasa
pe' vede' donne 'gnude
e farsi seghe a casa.
Eppure, la natura ci insegna
sia su' i monti, sia a valle
che si po' nascer bruchi
pe' diventa' farfalle.
Noi semo quella razza
che l'è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.
Quella razza semo noi
l'è inutile far finta:
c'ha trombato la miseria
e semo rimasti incinta.
(Bozzone - Carlo Monni - Berlinguer ti voglio bene (1977))
Una volta da piccolo trovai per terra un uccellino, di quelli che le madri buttano giù dal nido perché ritenuti deboli. Gli scienziati la chiamano legge di selezione naturale. Lo presi e lo portai a casa sperando di poterlo salvare, accudendolo. Mi feci prestare addirittura una gabbietta da uccelli da mia zia, che in quel periodo li allevava. Gli detti un po’ di foglie di insalata, un po’ di latte e andai a dormire. Sapevo che potevo fare poco per il passerotto. Però, essermi impegnato per salvarlo mi faceva stare comunque meglio.
Il mattino dopo fui svegliato da movimenti sospetti sul terrazzo. Intuii che erano i miei genitori. Si erano alzati prima per far sparire l’uccellino morto e si stavano ingegnando per trovare una spiegazione alla misteriosa sparizione. La colpa cadde sul mio cane, reo di aver aperto la gabbietta e di aver fatto volare via il passerottino. Apprezzai molto gli sforzi dei miei per preservarmi dalla triste notizia, e feci finta di credere a loro.
"Non chiederti cosa può fare il paese per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il paese".
(Bob Kennedy)
Oggi nel forum ho letto di una neonata associazione che porta il nome di Tommaso Onofri, il bambino barbaramente ucciso lo scorso anno. Allora provai tristezza, dolore, commozione per la vicenda. Oggi ne provo altrettanta nel vedere come la barbarie umana prosegua a tormentare questo bambino.
Santini, magliette, ricordini…A quando i giri turistici nel posto dove hanno ammazzato Tommaso?
L’Associazione si occupa di aiutare bambini disagiati. Un bellissimo scopo, niente da dire. Ma perché intitolare l’associazione a Tommy? Che ha fatto di così grande a parte aver patito le pene dell’inferno? Una scelta di questo tipo finisce per giustificare in qualche modo la vicenda. Si finisce per dire: “che il dolore di Tommaso possa servire ad altri”. Ma la vicenda deve rimanere senza spiegazione! Per Dio, giustificarla significherebbe giustificare l’atrocità commessa quando questa dovrebbe rimanere senza spiegazioni! La follia, le bassezze umane, le miserie non si pareggiano mai.
Allora credo sia più giusto lasciare riposare in pace Tommaso. Che poi ognuno possa intimamente riflettere sulla vicenda e trarne motivo per agire e rendere migliore la società: questo è legittimo ed encomiabile.
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mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia
non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell'amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent'anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati
malpagati e frustrati
mio fratello è figlio unico
sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mariu
mio fratello è figlio unico
deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mariu
mio fratello è figlio unico
dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mariu
mio fratello è figlio unico
frustrato derubato sottomesso
e ti amo Mariu
mio fratello è figlio unico
deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mariu
mio fratello è figlio unico
malpagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mariu
(Rino Gaetano)
E' impossibile per me ascoltare questa canzone senza commuovermi.

"Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perchè il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza... e quindi..."
(Nanni Moretti -Caro Diario)
p.s. scusami Jole se ti copio la citazione.
Parlare ora della crisi di governo significherebbe mettersi a ragionare per almeno una buona oretta. Avrò tempo e modo per tornare sull'argomento (che in parte ho già affrontato nei miei vari interventi nel forum soleluna (tra i link della colonna)). Sinceramente ho poca voglia. Ho poca voglia perchè questi giorni, sono giorni di impegno politico abbastanza intenso. Lunedì presentazione della Mozione Fassino, ieri direzione provinciale, oggi direzione di sezione (la prima da segretario. Commento? devo ancora crescere ;-) ), domani assemblea straordinaria per riflettere, appunto, sulla crisi.
Una riflessione però la voglio fare. E' il momento di spingere con il partito Democratico. Il governo - e quindi il Paese - non può essere tenuto in scacco da una serie di partitini e partitetti che al massimo raggiungono il 5%, arroccati sulle loro singole questioni-feudo, come se il futuro dell'Italia dipendesse da un pezzo di ferrovia o da un inceneritore in meno. Partiti che si fanno portatori di morale e valori, ma che non hanno concreti progetti politici. Partiti che fanno cadere un governo per presentarsi alle successive elezioni felici e sorridenti per aver conquistato, con la loro "incorruttibilità e onestà intellettuale" una manciata di voti in più (me lo ricordo il faccione sorridente di Bertinotti alle elezioni del 2001). Partiti che schierano personaggi sconosciuti (non solo agli elettori, ma addirittura a chi li ha candidati) o ai limiti della presentabilità.
Il paese ha bisogno del Partito Democratico come rimedio ai mali della politica. Solo un partito forte può pensare e dare compimento a un progetto a lungo termine. Avanti allora - come dice la canzone - come prima, più di prima!
...ma soprattutto: forza Massimo!

oggi (anzi ieri) ho finito di dare esami. La triennale si chiude in bruttezza (18 in spagnolo e acquisito in maniera quanto mai rocambolica) ma dopo una serie di bei voti ci poteva stare. Da domani si inizia a lavorare sulla tesi (argomento: riformismo e socialismo, se avete suggerimenti ve ne sarei grato...) e - spero - a riscrivere nel blog.
Ieri abbiamo celebrato il VII Congresso della Sinistra Giovanile della Federazione di Pisa.
La segreteria si è sciolta, Mirco ci ha salutato (passa agli adulti :D). È finita una stagione. Una bellissima stagione di cui sono onorato di aver fatto parte.
Smessi i panni del responsabile scuola della Federazione, vestirò quelli di Segretario di Pontedera. Spero di essere all’altezza delle aspettative.
Un augurio di buon lavoro per la segreteria che si formerà tra poco (specialmente al mio successore). Ad Andrea non dico niente, tanto sono sicuro che farà bene.
Questo è il discorso che ho sostenuto ieri.
Care compagne e cari compagni,
Quando due anni fa si tenne il Congresso a Pontedera partecipai senza avere ben chiaro che cosa fosse la Sinistra Giovanile. Avevo preso la tessera da poco e non conoscevo ancora nessuno, salvo i compagni di circolo e pochi altri. Poco tempo dopo è iniziata la mia esperienza in segreteria, senza che, quindi, avessi alle spalle una significativa storia nella organizzazione. La consegna nelle mie mani di un incarico tanto importante come quello di responsabile studenti fu definita giustamente una scommessa.
La valutazione che oggi faccio di questa esperienza è senz’altro positiva. Per la prima volta ho avuto l’impressione di partecipare attivamente alla vita di una importante associazione, radicata e autorevole e ciò mi ha responsabilizzato e ha contribuito fortemente alla mia formazione, non solo politica, ma soprattutto umana.
Non credo di esagerare se affermo che questa esperienza rientra a pieno titolo tra le cose che maggiormente hanno contribuito a farmi maturare nel corso di questi anni. Per questo ringrazio tutti voi, e in particolar modo i componenti della segreteria uscente e i compagni con i quali ho lavorato in questi due anni, nelle direzioni, durante le feste de l’Unità, nelle tante iniziative realizzate. In queste occasioni è nato tra noi un rapporto che va oltre l’essere compagni di partito: si è creato un gruppo di amici che difficilmente si scioglierà dopo questo Congresso. Ringrazio inoltre Cristian per avermi consigliato e sostenuto anche quando le cose non stavano andando troppo bene.
Non sto qui ad elencare cosa è stato realizzato dalla Sinistra Giovanile riguardo la responsabilità di mia competenza. Brevemente, credo di poter affermare che il bilancio si chiude in maniera non esaltante ma sicuramente positiva. Se è vero che ci troviamo lontani dall’obiettivo che ci eravamo posti, ossia di avere in ogni scuola della provincia almeno un nostro iscritto, e se è vero che la Consulta provinciale degli studenti è oggi appannaggio di un presidente proveniente dalle fila di Azione Giovani, è anche vero che la nascita di un nuovo gruppo studentesco vicino a noi, mi fa ben sperare per il futuro. I progetti ci sono, l’entusiasmo per affrontarli pure. Non manca assolutamente niente per dare avvio al rilancio.
Dicevo che ho iniziato il mio percorso in segreteria senza avere alle spalle alcuna esperienza nella nostra organizzazione. L’adesione alla Sinistra Giovanile è arrivata, però, non senza un percorso politico personale piuttosto convulso, fatto di passaggi anche repentini da una associazione all’altra. Questa avventura, se da una parte suscita giustamente ilarità, dall’altra dimostra l’esigenza di aderire ad una associazione che mi rappresentasse pienamente. Oggi posso dire di aver trovato qui l’approdo definitivo.
È per questo che mi sento in dovere di difendere questa organizzazione e di esprimere la mia contrarietà nei confronti di quanti ipotizzano, più o meno esplicitamente, uno scioglimento della stessa nella prospettiva del concepimento del partito Democratico.
La nostra associazione può partecipare alla costruzione del nuovo partito come soggetto federato, con pari dignità e ruolo degli altri soggetti che vi aderiranno. Lo può fare perché ha un portato di conoscenze e competenze fondamentale e perché già da tempo ormai ha intrapreso un percorso di apertura e di integrazione di nuove realtà. Nella nostra organizzazione possono – dunque – trovare piena cittadinanza esperienze diverse e riuscire, con la compenetrazione delle idee, ad influenzarsi e integrarsi, stimolando continuamente il dibattito politico.
Innovazione non significa quindi rivoluzionare un percorso che si sta compiendo positivamente. Sarebbe un delitto mettere un punto e gettare all’ortiche quello che abbiamo faticosamente costruito in questi anni a forza di iniziative, incontri, discussioni. Sciogliersi significherebbe ammettere l’inesistenza di questo percorso, misconoscere quanto di buono è stato fatto in questi anni, cancellare di colpo il lavoro compiuto da tutti noi o quantomeno renderlo improduttivo, vano.
Significherebbe, infine, presentarsi all’appello per la formazione del partito Democratico completamente nudi, privi di qualsiasi suggestione. Occorrerebbe chiedersi seriamente perché dovrebbe essere presa in considerazione l’adesione al Partito Democratico di una nuova giovanile che si presenta sulla scena politica manchevole di qualsiasi dote.
Allo stesso modo altrettanto contrario mi trova la tesi per così dire antitetica, ossia quella che nega qualunque adesione della Sinistra Giovanile al Partito Democratico, ribadendo con forza la necessità di intraprendere un percorso autonomo, distaccato.
La realizzazione del Partito Democratico rappresenta sicuramente uno dei più grandi avvenimenti nella storia della politica italiana. Si tratta di rispondere con slancio a un fenomeno che indubbiamente ha coinvolto o coinvolgerà tutti i partiti socialisti europei. Basti pensare alla svolta dei laburisti inglesi o al progetto di Segolene Royale in Francia, e, soprattutto, al manifesto del Partito Socialista Europeo, sempre più casa dei vari riformismi europei.
Si tratta di creare finalmente qualcosa di veramente nuovo, che risponda alle esigenze del paese, assolvendo con ambizione e forza morale al ruolo di guida.
La Sinistra Giovanile, senza snaturarsi, ha l’opportunità di aderire a questo grande progetto, di influenzarlo apportando al dibattito politico interno la propria esperienza. È un servizio che facciamo non solo a noi stessi e al Partito Democratico, ma al nostro paese. Come dicevo prima, stare fuori da questo progetto significherebbe rendere inutili tutti gli sforzi compiuti sinora; le nostre campagne in cui abbiamo creduto e lavorato, le nostre discussioni rimarrebbero solo belle parole autoreferenziali e non progetti attuabili.
Compagni, dobbiamo assolutamente rispondere positivamente all’appello. Non bisogna indugiare ulteriormente. Il paese ha bisogno di una guida chiara e autorevole e questa guida ha bisogno di noi, delle nostre idee, del nostro entusiasmo. Stare fuori significherebbe decretare, questa volta si, la fine della nostra organizzazione.
Buon lavoro Andrea, buon lavoro a tutti!